Spedizione Cho Oyu

L’itinerario che seguiremo si svolgerà lungo il versante tibetano lungo la cresta nord-ovest del Cho Oyu, la cosiddetta via normale cinese, la stessa dei primi salitori. Per l’ascensione alla montagna occorre dapprima raggiungere il Campo base cinese (N 28°16’22”; E 86°35’50”; 4935 m) posto a 38 km di sterrato dal villaggio tibetano di Tingri, via percorribile in un paio d’ore con mezzi fuoristrada. Il campo base cinese del Cho Oyu, raggiungibile in jeep da Tingri, si trova all’imbocco della valle glaciale di Gybrang, valle che conduce al passo di Nangpa La, confine con il Nepal. Dal campo base cinese un breve trekking di due giorni per 18 km di sviluppo lungo la morena glaciale posta sulla destra orografica del ghiacciaio di Gyabrang conduce al Campo base avanzato (N 28°07’23”; E 86°35’51”), situato sulla morena a 5720 m di quota. Qui avviene la maggior parte dell’acclimatazione.

Dal campo base avanzato, o ABC, si risale il ghiacciaio che scende dal circo glaciale superiore del Cho Oyu sino ad arrivare ad una ripida rampa di sfasciumi alta 300 m che porta sulla cresta nord-ovest alla quota di 6440 m dove si monta il Campo 1 (N 28°06’24”; E 86°37’34”; 6440 m) in un avvallamento glaciale della cresta stessa. L’attraversamento del ghiacciaio per giungere alla rampa che porta in cresta è assai articolato, su terreno misto ma non ripido, irto di saliscendi pietrosi. La rampa di sfasciumi instabili è invece piuttosto ripida (30° – 40°) e sbocca direttamente in cresta in prossimità del luogo dove si monta abitualmente il Campo1 senza la necessità di dover toccare ghiaccio. La salita dal Campo base avanzato al Campo 1 richiede dalle 4 ore e 30’ alle 2 ore e 30’ in dipendenza dal livello di allenamento e di acclimatazione. Lo sviluppo è di 4 km circa. Questa prima parte della salita non presenta pericolo di crepacci e non richiede particolare attrezzatura.

Dal Campo 1 si continua la salita lungo il filo di cresta, ora ben visibile. Il percorso di salita verso il Campo 2 è composto da alcuni ripidi tratti in successione, intervallati da tratti quasi pianeggianti, il tutto su di un’ampia cresta nevosa con pendii che possono raggiungere i 30° nei punti più ripidi. A volte si trovano corse fisse poste in opera dalle spedizioni commerciali. Alla quota di circa 7000 m s’incontra una barriera di seracchi verticali, che si affronta direttamente o per mezzo di un traverso. La salita diretta comporta il superamento di un breve tratto di ghiaccio verticale e di una gobba di ghiaccio a 70° della lunghezza di una ventina di metri circa. Questo tratto si trova solitamente già attrezzato con corde fisse. Superata la barriera di seracchi si raggiunge un ampio plateau glaciale che si attraversa sino a giungere ad una ripida rampa nevosa (35°) alta un centinaio si metri al termine della quale si compie un traverso verso destra per evitare una barriera di seracchi verticali sopra cui si trova il Campo 2.

Terminato il traverso a sinistra (salendo) si ripiega verso destra e su facili pendii e si raggiunge il sito del Campo 2 (N 28°06’12”; E 86°38’36”), 2 km di sviluppo e 4 ore dal Campo 1, posto su di un ampio pianoro ghiacciato alla quota di 7135 m. Dal Campo 2 si prosegue su di un pendio in direzione della vetta che, da pianeggiante, diventa gradualmente sempre più ripido. Poco sotto il Campo 3 il pendio si trasforma in una crestina appena accennata che svanisce al di sotto di un’evidente fascia rocciosa verticale di colore giallo-grigio alta dai 20 ai 30 metri detta “rock band”, distante 1 km dal C2, ore 2 e 30’.

Il Campo 3 si monta su di un pendio nevoso di 20°, poco sotto la fascia rocciosa (N 28°06’04”; E 86°39’04”; 7585 m). Alcuni tentano la vetta direttamente dal Campo 2, tuttavia, per chi non abbia raggiunto un’acclimatazione più che buona o non disponga di ossigeno è consigliabile fermarsi una notte al Campo 3.
Dal Campo 3 si parte in direzione della fascia rocciosa che si affronta nel punto in cui è più bassa per un ripido diedro ghiacciato alto 15 m (III, fissa). Sopra il camino il pendio resta sostenuto nel primo tratto di roccette ghiacciate. Il pendio diviene quindi più regolare (30°-40°), conducendo ad una zona meno ripida da cui si punta in direzione della cupola sommitale. Questa è dapprima ripida, per divenire gradualmente sempre più dolce sino ad arrivare ad essere pressoché pianeggiante. Si percorrono così in falsopiano gli ultimi 300-400 m sino a giungere alla vetta vera e propria, 8201 m, riconoscibile per la vista che offre sull’Everest e sul Lhotse: 4 ore e 30’ – 6 ore dal campo 3, per uno sviluppo di 2 km circa su terreno misto.

Spedizioni

  • Durata: 45 GIORNI
  • Partenza: ottobre 2018

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